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Analisi soluzioni ICT per la grande impresa |
zerouno.mondadori.com |
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ZeroUno 233 |
Giugno 2001 |
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| Di Maria Chiarvesio e Stefano Micelli | |||||||||
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Dai distretti industriali una sfida all’e-business |
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| I distretti industriali rappresentano un modello di organizzazione produttiva sul quale l’Italia ha costruito gran parte del suo successo economico. Dalla capacità di riprodurne le strutture relazionali e i modelli operativi in forma virtuale, tramite le tecnologie della Rete, parte, per l’Osservatorio Tedis, la sfida italiana all’e-business. | |||||||||
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Modello organizzativo su cui
l’Italia ha costruito buona parte della sua competitività sui mercati
internazionali, i distretti industriali hanno consentito di coniugare
culture locali e vantaggio competitivo in settori che molti economisti
consideravano inesorabilmente in declino. Ha permesso di traghettare un
patrimonio di saperi artigianali sedimentati nelle nostre regioni in
un’economia globale sempre più attenta a cogliere il valore di
specializzazioni eccellenti. Ma che probabilità ha questo modello di
organizzazione industriale di confermare la sua validità in
un’economia sempre più digitale? Quanto è attuale oggi un modello
che ha fatto della sua differenza un punto di forza nello scenario
internazionale? La recente crisi dei mercati finanziari ha
ridimensionato il mito di una new economy omologata a modelli di
business cui, pareva, tutti avrebbero dovuto rapidamente allinearsi. Al
contrario, ha riproposto la necessità di confrontarsi con una grande
varietà di modelli economici, diversi per caratteristiche geografiche e
di settore, difficilmente riconducibili a piattaforme e servizi di tipo
elementare. La digitalizzazione dei distretti industriali è cruciale
per la nostra economia. Per valutare quanto sta accadendo bisogna
lasciare da parte luoghi comuni consolidati e mettere a fuoco
l’effettivo processo di convergenza fra domanda e offerta di
tecnologia, con un’analisi che consentirà di identificare i modelli
di diffusione dell’innovazione tecnologica e le contraddizioni cui gli
operatori del settore, pubblici e privati, dovranno dare risposta. Le
rilevazioni 2000 dell’Osservatorio Tedis hanno coinvolto 33 distretti
industriali appartenenti alle regioni italiane che più sono state
caratterizzate da questo modello di sviluppo economico: il Nord Est, la
Lombardia, l’Emilia Romagna, il Piemonte, la Toscana, le Marche (vedi
figura 1).
Gli Erp sono presenti nel 20% dei casi, con una percentuale più alta
(29,9%) nel settore meccanico, sulla spinta dei grandi committenti
dell’automotive e dell’elettrodomestico bianco; queste quote sono
però considerevoli, se si pensa che al Nord Est in un anno la
diffusione è passata dall’9,8 al 21,5% (VEDI ZeroUno n.229). Lo
stesso discorso vale per il groupware, che trova una diffusione del
10,2% (con i due estremi del 15,6% nel Nord Est e del 4,3% in Toscana).
Completamente diverso è l’atteggiamento nei confronti di strumenti di
comunicazione facilmente accessibili come la posta elettronica e il sito
web.
Le imprese considerano il sito web un nuovo importante strumento per
interagire con il mercato e i clienti,
al quale affidare importanti funzioni di raccolta di informazioni e di
relazione con la catena del valore, ma quasi mai uno strumento di
vendita: solo l’1,3% ha infatti dichiarato di vendere i propri
prodotti in rete. Nonostante una grande attenzione, a parole, per
l’e-commerce, vi è quindi nei fatti ancora diffidenza. Ciò in quanto
il commercio ondine così come oggi percepito (sito di vendita
individuale o al massimo mall: i marketplace digitali sono ancora poco
noti) viene ritenuto inadatto alle specificità delle imprese o dei
prodotti realizzati. Ciò non deve sorprendere se si riflette sul fatto
che i distretti industriali sono sistemi distribuiti di imprese di
piccole dimensioni che hanno sviluppato competenze altamente
specializzate e hanno costruito il proprio vantaggio competitivo sulla
flessibilità e sulla capacità di
personalizzazione dei prodotti in stretta connessione e comunicazione
con i clienti. Le soluzioni di e-commerce non saranno considerate
adeguate per questo tipo di rapporti finché
non potranno supportare anche relazioni collaborative
in rete. D’altra parte, la rete sta diventando uno strumento
per migliorare la conoscenza del mercato e la qualità delle relazioni:
la raccolta delle informazioni con form reimpostati o le aree riservate
per l’aggiornamento della rete distributiva sono solo degli strumenti
che iniziano ad essere sempre più frequentemente adottati. Questo
quadro riflette criteri di investimento orientati a un approccio
incrementale e a una costante ricerca di appropriatezza fra necessità
e applicazioni. Diffidenti verso gli allarmismi di un’offerta
interessata e attente a seguire un percorso di innovazione graduale
rispetto alle proprie strategie, le Pmi non puntano a riorganizzare il
proprio modello di business, ma si focalizzano in modo selettivo su
strumenti in grado di sostenerlo. Hanno preferito non aderire a
innovazioni radicali ma rischiose e hanno scelto soluzioni allineate al
proprio modello relazionale per valorizzare i punti di forza costruiti
nella storia dell’azienda e del sistema locale.
Un’offerta in evoluzione. I fornitori di It hanno a lungo sottostimato la specificità del contesto italiano. In molti casi si sono limitati a proporre soluzioni sviluppate secondo una logica di downsizing rispetto ad applicativi costruiti per grandi organizzazioni, spesso appartenenti a settori poco coerenti con la manifattura discreta, area in cui l’impresa italiana continua ancora ad eccellere. Negli ultimi mesi però l’offerta si è mostrata determinata a proporre innovative sempre più mirate alle specificità del modello industriale italiano e le cui caratteristiche riflettono tre criteri guida: 1) la riduzioni delle barriere all’entrata di soluzioni specifiche per le Pmi; 2) la focalizzazione su tecnologie e logiche applicative a supporto di funzioni di interfaccia con l’ambiente esterno; 3) l’importanza di piattaforme di servizi fruibili non in contesti individuali ma collettivi. Pur scontrandosi spesso con un mercato ancora scarsamente formato e con problemi di tipo culturale, questo nuovo atteggiamento dà già i primi risultati. Si moltiplicano i progetti e le soluzioni business pensate appositamente per i mercati e i settori tipici della Pmi italiana e si percepisce che attorno alla transazione devono essere offerte soluzioni e strumenti in grado di supportare l’incontro tra domanda e offerta e l’utilizzo di servizi e contenuti indirizzati a colmare i punti deboli delle piccole imprese: la conoscenza del mercato, l’aggiornamento professionale e settoriale, l’innovazione. Dal punto di vista della sostenibilità economica , il terzo punto (quello delle piattaforme pubbliche, come i marketplace) è il più difficile da sviluppare. Qui i fornitori di tecnologie, piuttosto che gli operatori istituzionali o altri soggetti indipendenti, tendono in particolare a progettare piattaforme verticali che si pongono proprio l’obbiettivo di replicare in rete le dinamiche osservabili nei contesti reali dei distretti industriali.
Volendo descrivere i progetti in corso, i parametri che qualificano queste attività sono due (vedi figura 4): 1) la complessità dei processi transazionali e non che l’impresa è chiamata a gestire sulla piattaforma; 2) la rilevanza e la qualità dei contenuti informativi erogati dall’ambiente. Dove prevale la prima dimensione troviamo i marketplace focalizzati sui servizi tecnologici (dalle directory ai tool per il dynamic pricing); tipicamente strumenti per individuare clienti o fornitori e negoziare una transazione, con la possibilità di gestire il backoffice o di integrare la gestione delle transazioni con processi interni, eventualmente fruendo di applicazioni in modalità Asp. Skygeo.it è un esempio di questo modello. I portali informativi tendono, al contrario, a mettere in secondo piano la transazione, limitandosi spesso a realizzare un catalogo di imprese, ma ad organizzare contenuti specifici per il comparto produttivo: riviste ondine, forum con specialisti, informazioni di settore, partnership con enti di formazione, società finanziarie, società di consulenza. A questa categoria appartiene E-opti.com, ma si segnalano anche portali di origine distrettuale come Meccanicautile.it, Paginetessili.it, Leccomecch.com. Un terzo modello nasce dalla convergenza delle due dimensioni verso soluzioni che supportino totalmente un settore o un distretto grazie a opportunità sia di scambio che di informazione. In tal caso si crea un ambiente virtuale in grado di riprodurre gli elementi più significativi e caratterizzanti dei distretti industriali: l’aggregazione, la visibilità, la comunità. Si tratta di quello che a pieno titolo possono essere chiamate comunità virtuali. Mecmarket.com è un esempio significativo, assieme a Fashionado.com e ai progetti dei distretti di Lumezzane o della ceramica di Sassuolo (Tilesquare.com). Verso quale scenario? L’evoluzione che sta seguendo la domanda è sufficiente per produrre uno scenario in cui si realizzeranno effettivamente distretti digitali? Vi sono in realtà dubbi fondati che una serie di sforzi a livello individuale, tanto dal lato della domanda che dell’offerta, riesca a generare uno stacco sul piano del sistema nel complesso. I processi di sperimentazione e di apprendimento delle singole imprese sono certamente fondamentali per alimentare l’innovazione; la digitalizzazione dei distretti industriali, tuttavia, può difficilmente limitarsi a questo. La rete locale all’interno dei distretti industriali ha funzionato ed avuto successo perché poggiava su tre beni che la collettività a messo a disposizione: un linguaggio comune tipico di uno specifico settore, la fiducia reciproca fra gli attori, di processo di ripartizione del rischio su base economica e sociale. Linguaggio, fiducia, sistemi di ripartizione del rischio erano risorse costruite e mantenute dal sistema di relazioni che si era storicamente sviluppato e riprodotto nell’ambito del contesto territoriale. Quando la rete si apre e dà spazio a soggetti nuovi, distanti dal sistema locale, gli strumenti di condivisione e comunicazione messi a punto nel territorio non sono più sufficienti, devono essere ripensati per ambienti e attori diversi. Ciò significa pensare a criteri di certificazione del fornitore e dell’acquirente e dei singoli output in rete, ma anche a un processo di normalizzazione per una chiara categorizzazione di prodotti e componenti (univocità di codici, standard dimensionali), solo per fare alcuni esempi. Nel contesto digitale questo diventa un aspetto problematico e richiede un investimento di riprogettazione dei linguaggi e dei criteri di certificazione di tipo collettivo; un investimento che tuttavia non può configurarsi come somma di sforzi individuali, ma che vede piuttosto in primo piano il soggetto pubblico che, auspicabilmente attraverso strutture private, deve farsi carico di garantire la sostenibilità , lo sviluppo e la continuità di progetti di costruzione di nuovi standard e codici condivisi. Il ruolo del pubblico per il sostegno delle reti digitali diventa il tema nuovo delle politiche industriali locali e mai come adesso il problema del “locale e globale” cessa di essere uno slogan per diventare un tema concreto di lavoro.
Marketplace per le imprese dei distretti industriali Mecmarket
(www.mecmarket.com); è un
marketplace verticale specializzato nel settore della meccanica.
Promosso da partner di natura industriale e finanziaria, affianca alla
dimensione transazionale una forte attenzione alla creazione di una
comunità di operatori specializzati che trovano un ambiente di servizi
a supporto della collaborazione e dello scambio in rete. Fashionado
(www.fashionado.com);
marketplace del settore tessile-abbigliamento, si propone alle imprese
come canale di accesso in rete e punto di aggregazione per gestire i
processi di acquisto e vendita ondine. Promosso da un sistema di partner
complementari (leader di settore e operatori tecnologici e finanziari)
offre in un unico ambiente transazione, servizi e discussione in rete. Tilesquare
(www.tilesquare.com);
portale per il distretto della ceramica di Sassuolo, promosso da un
operatore industriale indipendente, intende aggregare produttori e
distributori di piastrelle all’interno di un marketplace collaborativo
(ambiente di servizi). E-opti.com
(www.e-opti.com); gestito da un
operatore indipendente, si propone come ambiente specializzato per
l’ottica, con servizi informativi, contenuti mirati (rivista online
Real-eyes.it) e consulenza specialistica ad alto valore aggiunto. Svolge
inoltre attività di intermediazione tra produttori ed ottici tramite soluzioni di commercio
elettronico (cataloghi). Acrib
(www.acrib.it); portale istituzionale dell’Associazione
Calzaturieri della Riviera del Brenta, offre alle imprese del distretto
associate alta visibilità e facile reperibilità (directory); accesso
informativo verso altre istituzioni del settore e un’area riservata
per gestire i processi di acquisto/vendita online. MeccanicaUtile
(www.meccanicautile.it); è
un marketplace promosso da tre importanti realtà del settore
elettro-meccanico vicentino. Non è ancora sviluppato l’ambito
transazionale, ma vengono offerti servizi informativi e contenuti
specializzati per il settore elettro-meccanico, anche con
approfondimenti, servizi formativi e forum tecnici. Paginetessili
(www.paginetessili.it);
promosso da imprenditori di Prato in collaborazione con partner
tecnologici e di consulenza, si propone come portale dei distretti
tessili. L’ambiente consente di aggregare domanda e offerta con un
sistema di servizi informativi e di supporto specifici del tessile oltre
a strumenti di interazione in rete (forum). Skygeo
(www.skygeo.it); si caratterizza per l’offerta di servizi
B2B (modalità ASP) con focalizzazione su attivazione di ambienti di
incontro e di scambio per le PMI. Dodici di queste “trading
community” sono già state attivate, specializzate in settori diversi
legati all’ambito della meccanica.
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