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Mlano |
14 settembre 2000 |
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ECONOMIA E POLITICA |
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| Dati alla vigilia di Prato expo. Parte il sito del distretto | |
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Tessile, prezzi in su |
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| Annunciati rincari fino al 10% | |
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Dopo due anni di crisi, è in ripresa di produzione e ordini l'industria tessile del distretto di Prato (6.900 imprese sulle 32.900 che operano nel comprensorio). Le previsioni per fine anno indicano l'aumento in valore della produzione a 5.254 miliardi, rispetto ai 5.023 del'99 e l'aumento del 6,8% dell'export. Ma anche se gli impianti conoscono impieghi maggiori rispetto al '98 (+7% da gennaio a giugno), non c'è da farsi illusioni sulla durata del positivo andamento del comparto tessile, avverte il presidente dell'Unione industriale pratese, Mario Maselli. Oggi inaugurerà la 44^ edizione di Prato Expo, rassegna di tessuti per l'autunno-inverno 2001-2002 fino a venerdì a Firenze. In coincidenza, debutterà il nuovo portale del distretto (www.paginetessili.it) realizzato da e-T.group in collaborazione con Cariprato, Tin.it e Fedex. Sulla ripresa del distretto pratese, il più importante d'Italia per il comparto tessile, pesano all'orizzonte l'incognita dell'aumento dei prezzi dei tessuti nei paesi dell'area dell'euro a partire da gennaio. Il rialzo sarà compreso tra il 5 e il 10% e, segue l'incremento dei costi dovuti all'aumento delle materie prime e dell'aggravio dei costi di produzione dovuto al caro petrolio. "La congiuntura", dichiara Maselli, "è sufficientemente buona e anche gli umori degli imprenditori, secondo il nostro Osservatorio semestrale, nuovo di zecca: il 50% degli intervistati ha dichiarato buono l'andamento della propria impresa mentre il 40% si è pronunciato in termini positivi definendo normale il ciclo della produzione. L'aumento dei prezzi porrà problemi al mantenimento della qualità dei prodotti. Dovremo riflettere". A far girare la macchina industriale a giri più alti sono stati gli ordini dei mercati extraeuropei dell'area del dollaro sostenuti dalla forza della divisa verde. "Si sono rimessi in moto anche i mercati asiatici", afferma Maselli, "e quelli europei, anche se l'euro debole continua a preoccupare". Simonetta Scarane |
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